Domande frequenti sul Bilancio di Sostenibilità

Condividi Articolo:

Domande frequenti sul Bilancio di Sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità è entrato nel vocabolario di molte aziende italiane con una certa urgenza. In alcuni casi per obbligo normativo, in altri per richieste di clienti, banche, investitori o capogruppo. In altri ancora per scelta volontaria, perché l’impresa vuole rendere più chiaro il proprio impegno e dotarsi di un sistema migliore per leggere impatti, rischi e opportunità.

Il problema è che, attorno al tema, circolano ancora molte domande. Alcune sono tecniche. Altre sono molto pratiche. Altre ancora rivelano una preoccupazione comprensibile: da dove si comincia senza trasformare tutto in un esercizio complicato, costoso e poco utile?

Questa guida risponde alle domande più frequenti con un approccio semplice: il bilancio non va trattato come un documento da chiudere, ma come un processo da costruire con metodo.

Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio per tutte le aziende?

No, il bilancio di sostenibilità obbligatorio non riguarda tutte le aziende nello stesso modo.

In Europa, la CSRD ha definito un quadro più ampio per la rendicontazione di sostenibilità delle imprese soggette all’obbligo, che devono utilizzare gli ESRS. La Commissione Europea indica che le aziende soggette alla CSRD devono rendicontare secondo gli European Sustainability Reporting Standards. (Finance)

Tuttavia, molte imprese non obbligate direttamente possono essere coinvolte indirettamente. Questo accade quando fanno parte della catena di fornitura di grandi gruppi, lavorano con clienti internazionali, cercano finanziamenti, partecipano a gare, rispondono a questionari ESG o vogliono rafforzare la propria credibilità sul mercato.

Per questo motivo, la domanda “siamo obbligati?” è importante, ma non è l’unica. Una seconda domanda, spesso più utile, è: “chi ci chiederà informazioni di sostenibilità nei prossimi mesi o anni?”

Una PMI deve preparare un bilancio di sostenibilità?

Non necessariamente. Molte PMI non rientrano direttamente negli obblighi CSRD. Ma questo non significa che possano ignorare il tema.

Le PMI possono ricevere richieste ESG da banche, clienti, fornitori strategici, capogruppo o partner di filiera. Proprio per sostenere le micro, piccole e medie imprese non quotate, EFRAG ha sviluppato il VSME, uno standard volontario e semplificato. La Commissione Europea ha presentato il VSME come uno strumento per aiutare le PMI a migliorare l’accesso alla finanza sostenibile e a comprendere e monitorare meglio la propria performance di sostenibilità, rafforzando resilienza e competitività. (Finance)

Per molte PMI, quindi, il punto non è produrre un bilancio complesso, ma costruire gradualmente una base di dati, responsabilità e informazioni coerenti.

Qual è la differenza tra bilancio ESG e bilancio di sostenibilità?

Il termine bilancio ESG viene spesso usato per indicare un documento che contiene informazioni ambientali, sociali e di governance. È una formula diffusa, ma meno precisa.

Il bilancio di sostenibilità è invece il documento più strutturato attraverso cui un’azienda rendiconta impatti, politiche, rischi, obiettivi e risultati legati alla sostenibilità.

L’ESG è una lente: guarda ambiente, persone e governance. Il bilancio di sostenibilità è uno strumento di rendicontazione. La sostenibilità aziendale, se gestita bene, è il sistema più ampio in cui questi elementi devono trovare coerenza.

Da dove dovrebbe partire un’azienda?

Non dal documento. Dalla readiness.

Prima di iniziare un bilancio di sostenibilità, l’azienda dovrebbe capire quali dati possiede, quali sono affidabili, quali funzioni interne devono essere coinvolte, quali stakeholder sono rilevanti e quali temi sono davvero materiali.

Una buona fase iniziale dovrebbe valutare almeno cinque aspetti: dati, governance, impatti, rischi e stakeholder. Senza questa lettura preliminare, il bilancio rischia di diventare una raccolta di informazioni sparse.

Il percorso migliore non è sempre uguale. Un’impresa manifatturiera, un’azienda agroalimentare, una società di servizi, una PMI fornitrice di grandi gruppi e una Società Benefit avranno esigenze diverse. Per questo la prima fase dovrebbe essere diagnostica, non editoriale.

Quanto tempo serve per prepararlo?

Dipende dalla dimensione dell’azienda, dalla complessità della filiera, dalla qualità dei dati e dal livello di maturità interna.

La prima edizione richiede spesso più tempo, perché non si tratta solo di scrivere. Bisogna costruire metodo, coinvolgere funzioni, raccogliere evidenze, verificare dati, definire ruoli e organizzare contenuti. Le edizioni successive possono diventare più fluide se l’azienda ha creato un sistema interno di raccolta e gestione delle informazioni.

In altre parole, il tempo dipende da una cosa molto semplice: il bilancio viene costruito da zero ogni anno o esiste un processo che lo alimenta nel tempo?

Quali dati servono?

Servono dati ambientali, sociali e di governance, ma non solo. Servono anche informazioni di contesto, descrizione del modello di business, stakeholder, politiche, responsabilità, rischi, opportunità, obiettivi e risultati.

Tra i dati più frequenti ci sono emissioni, energia, acqua, rifiuti, salute e sicurezza, formazione, occupazione, diversity, fornitori, policy, governance, compliance e iniziative verso comunità o territori.

Ma il punto non è raccogliere “più dati possibile”. La Direttiva UE 2026/470 ha indicato la necessità di semplificare e riformare gli ESRS, anche eliminando datapoint meno importanti, chiarendo meglio la materialità e riducendo il rischio che le imprese rendicontino informazioni non necessarie. (Eur-Lex)

Questo conferma un principio importante: un buon bilancio non è quello che contiene tutto. È quello che contiene informazioni rilevanti, affidabili e utili.

Chi deve occuparsene in azienda?

Il bilancio di sostenibilità non dovrebbe essere affidato a una sola funzione in isolamento.

Può essere coordinato dal sustainability manager, dalla direzione, dall’area ESG, dall’amministrazione o da un team dedicato. Ma richiede il coinvolgimento di molte funzioni: HR, finance, operations, procurement, HSE, qualità, legale, comunicazione, direzione generale.

La sostenibilità attraversa l’impresa. Per questo anche il processo di rendicontazione deve essere trasversale.

La governance è fondamentale: chi raccoglie i dati? Chi li valida? Chi decide le priorità? Chi approva gli obiettivi? Chi garantisce che ciò che viene comunicato sia coerente con le evidenze?

Senza risposte chiare, il bilancio resta fragile.

Che ruolo hanno gli stakeholder?

Gli stakeholder non sono un capitolo da inserire alla fine. Sono parte del senso stesso del bilancio.

Dipendenti, clienti, fornitori, comunità, banche, investitori, istituzioni e partner aiutano l’azienda a capire quali temi sono rilevanti e quali aspettative stanno emergendo. Il loro punto di vista può evidenziare rischi o opportunità che l’organizzazione, da sola, non vede con la stessa chiarezza.

Un buon processo non si limita a descrivere gli stakeholder. Li ascolta, li mappa e interpreta il loro contributo in relazione alla strategia aziendale.

Il bilancio serve anche se non è obbligatorio?

Sì, può servire, ma solo se costruito con un obiettivo chiaro.

Può aiutare un’azienda a rispondere meglio a clienti e banche. Può rafforzare la reputazione. Può rendere più ordinati i dati interni. Può supportare accesso al credito, gare, relazioni di filiera e dialogo con stakeholder. Può anche far emergere inefficienze, rischi e progetti di miglioramento.

Ma un bilancio volontario non dovrebbe essere un esercizio di immagine. Dovrebbe essere proporzionato, credibile e utile al management.

Come si collega al Metodo Sapiens?

Nel Metodo Sapiens, il bilancio di sostenibilità non è letto come un punto isolato, ma come parte di un sistema più ampio. Il percorso parte da Misurare, cioè costruire una fotografia rigorosa di dati, impatti e rischi. Prosegue con Gestire, per trasformare la misurazione in governance, processi e roadmap. Passa da Comunicare, per rendere il percorso leggibile con integrità. Arriva infine a Generare Valore, trasformando i gap in progetti concreti.

Questa sequenza aiuta l’azienda a evitare due rischi: produrre un documento senza sostanza o avere iniziative di sostenibilità senza un sistema.

Qual è il principale errore da evitare?

Il principale errore è partire dalla domanda sbagliata: “come facciamo il bilancio?”

La domanda più utile è: “che cosa dobbiamo capire prima di poterlo fare bene?”

Un bilancio di sostenibilità credibile richiede dati affidabili, responsabilità chiare, stakeholder identificati, governance, obiettivi e coerenza comunicativa. Senza questi elementi, il documento può anche essere completato, ma difficilmente diventerà uno strumento di valore.

Il vero beneficio del bilancio non è solo rendicontare ciò che è stato fatto. È aiutare l’impresa a capire dove si trova, dove è esposta, dove può migliorare e come può generare valore in modo più solido.

Per questo il bilancio non dovrebbe essere trattato come la fine del percorso. Dovrebbe diventare uno dei modi attraverso cui l’azienda impara a leggere meglio sé stessa.

Vuoi capire se la tua azienda è pronta per un Bilancio di Sostenibilità?
Sapiens può aiutarti a valutare dati, governance, stakeholder, rischi e opportunità prima di iniziare il percorso.

Esplora altri articoli

Vuoi saperne di più?

Chiara Bottai

Sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, un percorso che mi ha permesso di sviluppare uno sguardo attento all’essere umano, alle sue emozioni e al modo in cui si relaziona con i contesti e l’ambiente che lo circonda.
In Sapiens mi occupo di Comunicazione e Marketing, unendo questo interesse a una formazione in Gestione e Comunicazione della Sostenibilità, che vivo come uno spazio di ascolto, racconto e responsabilità.
Credo che il cambiamento nasca dalla consapevolezza e che comunicare la sostenibilità significhi prendersi cura delle persone e del mondo che condividiamo, accompagnando nuove forme di abitare il nostro pianeta.

Diana Perales

Ho un background di studi in ambito legale, con esperienza in diritto corporate e contrattuale e un MBA in Sustainability Management. Come Project Manager in Sapiens coordino i progetti di transizione sostenibile e i team multidisciplinari. Credo nella creazione di valore condiviso, pensando alle future generazioni, e che ogni sfida possa diventare una opportunità di trasformazione.

Clara Durosini

Sono CSRD Specialist in Sapiens, laureata in Economia Agroalimentare, con esperienza in processi aziendali, analisi di mercato e consulenza strategica.
Credo che la coerenza tra business e valori sia fondamentale, e che la sostenibilità possa diventare una leva concreta di efficienza, innovazione e valorizzazione della filiera, se gestita con competenza.
Con Sapiens, accompagno le aziende verso percorsi di impatto positivo, contribuendo a far riconoscere la sostenibilità come risorsa strategica e creazione di valore.

Renato De Marco

Mi sono formato tra consulenza, intelligenza artificiale e industria, ricoprendo ruoli manageriali e sviluppando partnership strategiche. In Sapiens contribuisco alla crescita del business con visione e concretezza, convinto che l’innovazione debba guidare la transizione verso modelli di business più responsabili e consapevoli, in cui etica e crescita possano convivere.

Elisa Rivetti

Sono laureata in Economia dell’Ambiente ed Economia Digitale, con un percorso che unisce competenze ESG e analisi dei dati.
In Sapiens accompagno le aziende nella costruzione di strategie di sostenibilità personalizzate, trasformando numeri e indicatori in azioni concrete e misurabili.
Credo che la sostenibilità, se guidata da metodo e visione, possa diventare una leva strategica per innovare, generare fiducia e creare valore reale.

Mauro Vaia

Da più di vent’anni sono promotore, nel mondo delle aziende, delle organizzazione e nelle società, di un approccio responsabile al business, di sviluppo sociale e crescita personale. Pongo particolare cura nell’accompagnare il lato umano dell’impresa, perchè credo che siano le persone a fare la differenza. Sono convinto che rafforzando la vera missione del «fare impresa», le imprese possano, avvalendosi della responsabilità sociale e della sostenibilità, generare resilienza e successo a lungo termine. Dopo aver rivestito incarichi di rilievo nel mondo della consulenza dell’advisory, ho fondato, con Alessandra, Sapiens Srl SB, di cui sono socio e amministratore. Sono inoltre autore di diversi saggi e libri fra i quali IL VALORE AL DI LÀ DI DIO, pensare uno spazio morale per le sfide del XXI secolo, Ed. Armando, 2020.

Alessandra Bresciani

Nel 2000, come imprenditrice, ho fondato Zato Spa, azienda che produce e distribuisce in tutto il mondo impianti per l’idustria del recupero e del riciclo dei metalli, e ne sono stata CEO fino a tempi recenti.
Attualmente rivesto incarichi nei consigli di amministrazione di Fondi di Private Equity.
Sono, insieme a Mauro, socia fondatrice e amministratice di Sapiens Srl SB, perchè credo fermamente nella responsabilità collettiva di individuare nuove prospettive e opportunità che il tema sostenibilità offre a chi come noi vuole perseguirle per generare maggiore valore nel proprio progetto imprenditoriale.